Samir era solo nelle strade di Diriyah, vagando alla ricerca di un posto dove rifugiarsi. Era come se una maledizione lo avesse colpito e si sentiva abbandonato e braccato da ogni dove da strane presenze. Gli occhi bassi, le mani gelide e il passo svelto, si guardava intorno circospetto, avvolto nel suo dishdasha, doveva allontarsi più presto che poteva. Dopo giorni di cammino con le labbra riarse dal sole e le membra piagate dall'estenuante peregrinare, decide di appoggiarsi ad una roccia e riposare un poco. Il sole si spegneva all'orizzonte mentre una radiosa luna piena si preparava ad illuminare quel deserto che sembrava non avesse fine. Il mattino seguente Samir si svegliò e sulla roccia accanto alla quale aveva trascorso la notte, vide una farfalla. Ma non una farfalla qualunque: era la più bella farfalla che avesse mai visto in tutta la sua vita. Allungò una mano per toccarla, ma aveva paura di farla fuggire via. Invece la farfalla si posò sul dorso della sua mano dolcemente e sembrava non voler andare via. Allora si rimise in cammino e la farfalla, posatasi sulla sua spalla, si lasciò trasportare dal giovane come se avesse deciso di seguirlo ovunque andasse. Dopo pochi minuti di cammino Samir intravide degli alberi all'orizzonte. Era senza dubbio un oasi dove finalmente poteva bere e rifocillarsi. La farfalla era sempre lì, vicina a lui.
I giorni passavano e la vita di Samir si era riempita di felicità, riuscì a tornare nella sua casa a Riyad e i demoni del passato lo avevano finalmente abbandonato. La sua vita era cambiata da quando quella splendida farfalla, alla quale diede il nome di Amira, si posò sulla sua mano e lui lo sapeva. La osservava, ne ammirava gli splendidi colori e percepiva un aura di amore folgorante. E passarono le settimane. Passarono i mesi. Samir ormai era ogni giorno più impegnato e cercava di portare avanti al meglio la sua vita. Quando tornava a casa si sedeva nel patio per riprendersi dalla dura giornata. Guardava Amira. Ma c'era qualcosa di strano. I colori delle sue ali erano come sbiaditi. Era molto diversa da quando l'aveva incontrata... Samir pensò che forse era una cosa passeggera e che presto i colori sarebbero tornati vividi. Ma i giorni passarono e le sgargianti striature erano diventate infinite sfumature di grigio. Era molto preoccupato, non sapeva cosa fare. Iniziò a sfiorare quelle ali così delicate, ma Amira rimase immobile. Il giorno dopo Samir tornò a casa. Aprì la porta e si guardò intorno. Tutto era fermo, l'aria stessa sembrava ferma irreale come in un sogno. Si strofinò gli occhi...Quando li riaprì, intorno a lui non c'era più nulla. Era di nuovo solo in mezzo al deserto. Mentre Samir alzava il viso ormai coperto di lacrime, una figura di donna avvolta da una scia di polvere di arcobaleno scompariva nelle tenebre. Il giovane cercò di raggiungerla, ma si ritrovò vicino ad una roccia. Samir vi si accasciò disperato quando ad un tratto vide una incisione di mille colori e si avvicinò per leggerla...
"Coltiva il tuo fiore ogni giorno come se fosse il primo, vivi la tua vita ogni giorno come se fosse l'ultimo, libera i tuoi sentimenti dalle catene della vita, ama con tutto il tuo cuore e i mille colori delle mie ali tingeranno di nuovo la tua anima. Amira."