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venerdì, 27 febbraio 2009

C18H21NO3

Il nostro incessante bisogno di affiliazione è uno dei componenti più complessi e più importante che spinge avanti la nostra vita su questo pianeta. Ma i meccanismi sono così subdoli che il bisogno diventa così vitale che siamo pronti a tutto per ottenerlo. Assodato più e più volte che siamo tutti diversi, con diverse necessità e diversi modi di vedere le cose, è facile per noi imbatterci in nostri simili che poi ci accorgiamo che tanto simili non sono in realtà. Una volta fatta questa constatazione, se un certo tipo di relazione si è spinta in una certa direzione ed è arrivata ad un certo punto, e comunque siamo nella condizione che la suddetta debba essere troncata si comincia a vedere se i benefici superano i rischi, poi si valutano le reazioni, le reazioni alle reazioni e così via. Ovviamente questi sono processi che siamo abituati a vedere praticamente e molto raramente qualcuno si mette seduto a descriverli passo per passo. Perchè abbiamo così paura dell'ignoto? Tanta paura da impedirci di prendere delle decisioni che magari ci possono cambiare la vita... Assimiliamo la separazione da un altra persona all'ignoto. Ad esempio le persone che non si separano dal partner nonostante le loro mancanze o comportamenti più o meno gravi, non lo fanno perchè temono il non conoscere quello che sarà il domani. Siamo davvero così legati alla routine da impedire a noi stessi di evolvere? E soprattutto qual è la causa sottostante tutto il processo? La risposta è semplice. Il dolore. Il dover soffrire allontana da noi i fattori che possono provocarlo, ed è naturale, tanto che una volta conosciuto il dolore, la paura di provarlo di nuovo è più forte del dolore in se. E allora noi facciamo di tutto per tenerlo lontano per quanto possibile, finchè il sentimento non viene in conflitto con gli istinti primari come quello di autoconservazione e porta alcuni a togliersi anche la vita. Il dolore non va evitato, anzi, va affontato, va provato.Va addirittura cercato. Il dolore ci porta a migliorare e lavorare su noi stessi a capire quali sono le cose che non vanno... (continua...?)

postato da: DeadMouse alle ore 04:05 | link | commenti (2)
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sabato, 21 febbraio 2009

The dark passenger, part II

Nella nostra vita ci sono cose proprio difficili da perdonare e farci perdonare. Quando viene quel momento, difficilmente ognuno di noi riconosce i propri errori e si chiude in un silenzio a volte doloroso, a volte consapevole... quel silenzio che fa rabbia, che tu vorresti spezzare in un solo istante. Molti di noi per ottenere quello che vogliono sono disposti a tutto, a venir meno alle promesse, a ingannare gli altri e se stessi guidati dalla cupidigia. Tutti noi siamo caratterizzati da questa scomoda peculiarità, che ci distanzia dal genere umano e ci assimila alla bestia e noi lo sappiamo, ce ne accorgiamo e proviamo quelli che chiamiamo seraficamente "sensi di colpa". I sensi di colpa non sono una cosa serafica, ma sono coltelli piantati nel fianco, dolorosi e gelidi, che fanno torcere le membra e molcere il cuore. Diventano come una droga da cui fuggire... e come ogni droga che si rispetti anche quelli danno assuefazione: prima o poi non si sentono più. Il modo migliore per allontanarsi da una droga e non vederla, non comprarla, non starci a contatto... E' così che il problema si risolve anche con i sensi di colpa. I pensieri si mescolano, collidono, combattono. Ma il risultato è il caos, l'indeterminato, ciò che la nostra mente non può comprendere profondamente ma darne solo una vaga interpretazione perchè la metafisica si chiama così proprio per questo. E' meta-fisica quindi oltre il tangibile, una cosa che non ci da certezza scientifica , ci spaventa, e la verità poi... chi può leggere la verità? Tre misere regole per stabilire i come e i perchè, il bene, il male e il neutrale, tutte regole tacciate di qualunquismo e generalismo, l'uno sciocco l'altro cattivo e il terzo menefreghista. E la continua ricerca di quella verità che ci logora, ci divora dall'interno come un demone che non si può controllare, il passeggero oscuro che portiamo dentro di noi, invisibile agli occhi degli altri, si può manifestare con estrema decisione e spingerci alle azioni più abiette e malvage contemplabili dalla mente umana. Il suo cibo è il dolore, il suo vino è la vendetta e ebbro di questa peccaminosa bevanda compie i gesti più inconsulti e alimenta la sua brama di nuocere. Non puoi combatterlo, puoi solo obbedire alla sua sterminata potenza psicologica. Ma non hai tempo per pensare o per decidere.

Quando lo senti dentro di te, è già troppo tardi....








postato da: DeadMouse alle ore 11:23 | link | commenti
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sabato, 07 febbraio 2009

Phaedrus

postato da: DeadMouse alle ore 02:39 | link | commenti
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venerdì, 06 febbraio 2009

Memorie offline...

Ormai sono giorni che la connessione è un vai e vieni continuo, anzi a dire il vero è più un "vai" che un "vieni". Stare senza linea è veramente un problema per me che praticamente passo la vita al computer.Per me, che se fosse possibile, mi farei innestare un dispositivo per il collegamento wireless permanente direttamente nella testa per non stare mai scollegato dalla rete, nemmeno mentre dormo. Durante questa assenza di segnale devo dire che non ho riscoperto nulla, solo ho scoperto quanto possa essere orribile stare senza linea e quanto mi senta veramente isolato dal mondo. Fortunatamente sto seguendo un corso di web development e quindi almeno la mattina posso connettermi, anche se non con tutti i confort... Tutto questo la dice lunga su quanto sia vera la teoria della dipendenza dalla tecnologia che non ci fa separare da alcuna apparecchiatura connessa alla rete globale, leggi cellulare, computer, palmare e chi piu ne ha piu ne metta. Parlando con altre persone viene fuori sempre il discorso del tipo "prima cosa facevamo?", e io rispondo sempre che prima avevamo 15-16 anni e giocavamo a pallone il pomeriggio e se era inverno e c'era la neve, usavamo il supersantos per vederlo sul manto bianco, ma le modalità per trascorrere il pomeriggio erano pressochè le medesime. Invece negli ultimi 11 anni diciamo che la vita reale ha incontrato quella digitale e per la maggior parte del tempo quindi trascorre online. La cosa "simpatica" che si nota quando manca il collegamento adsl è senz'altro il rapporto con gli operatori del servizio di assistenza tecnica del provider. Si conosce gente di tutti i tipi, uomini e donne pressochè vari come tipologia ed età, che senz'altro hanno tutti una propria triste storia di call center con mille aneddoti da raccontare. Si distinguono facilmente le prime due tipologie, le più ovvie... uomini e donne. Le sottotipologie sono pazienti e nervosi e le sottoclassi di queste due sottotipologie sono competenti e incompetenti. Il migliore da incontrare quando chiami è senza dubbio l'appartenente a "uomini-pazienti-competenti", quella piu sgradevole "donna-nervosa-incompetente" anche perchè le donne non sai mai se le hai prese nel periodo giusto del mese...perchè gia normalmente un operatrice di call center non è il massimo...poi se è anche nei suoi giorni "clue"... che ne parliamo a fare... "Fortunatamente" il mondo è bello perchè è vario e quindi magari beccare sempre la persona giusta sarebbe noioso in qualsiasi contesto.Sì, qualsiasi contesto, tranne quelli in cui si ha bisogno di aiuto. Credo sia un ambito in cui la teoria "il mondo è bello ecc" non si dovrebbe applicare. Per non scendere in ovvietà scontate magari elenco brevemente "medici, avvocati, meccanici&affini..." giusto perchè così ci si fa un idea approssimativa su cosa voglia dire uscirsene con la frase.. "il mondo è bello ecc" mentre stai al pronto soccorso con un forte dolore al torace mentre nessuno ti si fila di striscio.... Perchè questa frase io la detesto. E' una cazzata senza precedenti. Varrebbe forse il sillogismo "l'uomo è immagine di dio, io sono uomo, io sono immagine di dio"?Se è cosi come mai sto ancora aspettando di poteri utilizzare i miei poteri per fare sparire qualcuno dalla faccia della terra? Eh sì, perchè sia nel mondo virtuale che in quello reale vale la regola fissa del pensare sempre a se stessi, perchè come diceva il buon Magnotta "a parlar chiaro se và" e molta gente questa cosa o non l'ha capita o fa finta di non capirla oppure ancora ha capito benissimo e ostenta buonismo mentre immagini di scempio e distruzione pervadono il loro subconscio e tormentano le loro notti insonni a cercare di contare le pecore aspettando vanamente morfeo che è ancora al bar al terzo giro di passatella. E la notte è lunga... Ore 2.40 (o della verde speranza...) Come sottofondo il rumore più fastidioso che io possa sentire nella mia camera, il rumore delle ventole del pc, spegnendo l'ennesima sigaretta che ormai ha il vago sapore di sangue e bitume, mi accorgo che quella verde luce lampeggiante finalmente si è fermata... E dio disse "sia l'allineamento..." e così fu.E per "dio" intendo il tecnico della centrale di larga banda di bari che si è deciso a premere il fottuto bottone... di nuovo... Un flusso vitale si sprigiona verso i miei occhi, la luce del monitor lcd inclinato perpendicolarmente per la visione ottimale, e le dita ricominciano a battere rapidamente e nervosamente sui morbidi tasti, per poter continuare a scrivere cazzate finchè la vista non si stancherà abbastanza da offuscarsi e il livello di serotonina si setterà su "vai a dormire, idiota". Sto pensando a tante cose in questo momento, le solite per lo più, e poi, cosa invece meno solita, sto pensando alle persone. Penso a lei e anche a lei. Loro sanno. Bizzarro è vero, un gergo da instant messenger ma del tutto comprensibile ai destinatari. Penso a voi e a come sono diverse e simili le vostre vite, a quello che siete capaci di dare e alle vostre capacità di togliere misurate in decimi di secondo. Le vostre necessità primarie-sociali così diverse, quelle umane così uguali. E poi si dice che il mondo è vario... sembra casomai. Il mondo è bello perchè sembra vario. Questa sarebbe la frase corretta. Dico bene mia dolce amica? E tutta una questione di punto di vista, una questione di percezione dell'essenza non l'essenza in se. Non c'è una verità assoluta se non quella matematica. Tutto il resto è confutato dal grado e dal tipo di percezione della cosa data. E da persona a persona tutto puo stravolgersi, le cose cambiano in fretta in più direzioni e il tempo in cui lo fanno è una variabile che anche se puo sembrare calcolata e rigida, non lo è, perchè anche la nostra percezione del tempo che passa è ben lontana da quella puramente gregoriana. "Eppure si muove..." disse il buon Galileo, e purtroppo è così.La terra continua il suo moto di rivoluzione mentre le nostre vite non conoscono alcuna rivoluzione se non quella che facciamo la sera in macchina girando in modo ellittico intorno alla nostra cittadina. E bello andare a dormire e pensare a voi, pensare che domani forse non succederà niente di eclatante, ma di sicuro sarà un altro giorno per vivervi che è una cosa che riesce a darmi la forza di saltare giu dal letto senza nessuna remora. Adesso s'è fatto davvero tardi... Buona notte... ***

postato da: DeadMouse alle ore 03:01 | link | commenti
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